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Luce blu e degenerazione maculare legata all’età

La DMLE è una patologia oculare la cui insorgenza risulta correlata ad una molteplicità di fattori di rischio, primo tra tutti il fisiologico processo di invecchiamento.

Tra gli altri fattori di rischio (DMLE, https://www.oculistaitaliano.it/articoli/ruolo-dellinfiammazione-nelle-patogenesi-della-degenerazione-maculare-legata-alleta/), è stata identificata anche la luce blu, ovvero la radiazione elettromagnetica dello spettro del visibile compresa tra i 380 e i 500 nm. La luce blu viene, tra l’altro, emessa da tutti gli schermi di pc, smartphone, tablet e tv, oltre che dalle luci a LED; in sostanza, dunque, dalla maggior parte delle fonti luminose alle quali i nostri occhi sono esposti quotidianamente.

La DMLE è una patologia degenerativa progressiva che, non adeguatamente trattata, può portare alla perdita della visione centrale.

Esistono due tipologie di DMLE: i) la forma secca e  ii)quella umida (o neovascolare).

La forma secca caratterizza circa il 90% di tutte le degenerazioni maculari ed è determinata dall’accumulo al di sotto della macula di depositi di materiale giallastro, le drusen, che alterano progressivamente la funzionalità dei fotorecettori, cellule specializzate nella visione, e dell’epitelio pigmentato della retina (RPE, retinal pigment epithelium).

La DMLE umida o essudativa, che fortunatamente è meno frequente della secca (circa il 10% dei casi), è caratterizzata da una anomala crescita di vasi sanguigni all’interno della regione retinica. Questi vasi, dalle pareti molto fragili, possono facilmente lasciare trasudare liquido, o possono rompersi, causando emorragie nella retina. L’alterazione nel processo di crescita dei neovasi nella DMLE umida è favorita da uno specifico fattore, il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF, vascular endothelial growth factor).

Per la prevenzione e la riduzione del rischio di comparsa di questa patologia oculare, la comunità scientifica sta cercando di individuare i meccanismi molecolari in grado di regolare la produzione del VEFG e, di recente, un passo in avanti in questa direzione è stato compiuto da un team di ricercatori della Sorbonne University di Parigi, Francia, in collaborazione con l’Università di Pittsburgh, Stati Uniti d’America.

 

In particolare, la ricerca ha cercato di analizzare l’effetto che la luce blu ha sull’espressione e sulla secrezione del fattore VEGF in cellule dell’epitelio retinico “caricate” con una specifica molecola, la molecola A2E. Quest’ultima è uno dei composti retinoidi della lipofuscina che aumenta l’espressione del VEGF e che viene accumulata in grandi quantità proprio in seguito alla comparsa della degenerazione maculare legata all’età. I risultati di questo studio hanno mostrato che la molecola fotosensibilizzatore AE2 era in grado di indurre una maggiore espressione del VEGF attraverso l’attivazione dei recettori retinoici e, a sua volta, l’accumulo nei livelli di AE2 causava stress e danno ossidativo alle cellule dell’epitelio determinando morte cellulare delle stesse. Tuttavia, i ricercatori hanno dimostrato come le cellule dell’RPE caricate con AE2 ed esposte per circa 15 ore alla luce blu con irraggiamento moderato, non solo riducevano la sintesi del VEGF, ma aumentavano allo stesso tempo quella di un altro fattore, il VEGFR1, il quale agiva “intrappolando” il VEGF, comportandosi quindi come fattore protettivo contro lo stress ossidativo.

 

Questi dati suggeriscono pertanto che la terapia con sostanze anti-VEFG, che ad oggi è una delle principali modalità di trattamento della DMLE-umida per sopprimere la crescita dei neovasi, non solo è adatta alla risoluzione di complicanze vascolari, ma può anche essere utile nella limitazione dei danni indotti dall’esposizione alla luce blu.

 

Fonte:

M.Marie et al. Blue-violet light decreases VEGFa production in an in vitro model of AMD. PLoS One. 2019; 14(10): e0223839.

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Pubblicato il
martedì, 19 Novembre 2019
Argomento
Retina