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Emangioblastoma retinico: un avversario da combattere

Dimensioni e localizzazione decisivi nell’esito del trattamento

L’emangioblastoma retinico è una malattia rara di difficile gestione, che implica un’attenta valutazione del bilancio tra perdita visiva potenziale causata dal tumore vs perdita visiva indotta dai trattamenti terapeutici. L’individuazione del miglior trattamento e della sua correlazione con la dimensione e localizzazione del tumore è molto dibattuta.
Nella pratica clinica attuale in genere si tengono sotto osservazione i tumori asintomatici non essudanti, in particolare se peripapillari o perimaculari, e si intraprende la terapia se insorge una perdita progressiva di fluido sottoretinico, essudazione, o un edema intra-retinico. I tumori con localizzazione periferica in genere sono sottoposti a trattamento tempestivo, al momento della diagnosi.
Uno studio retrospettivo pubblicato su Retina dal team di ricerca del dott. Hyesun Kim (Corea del Sud) propone una strategia terapeutica aggressiva con fotocoagulazione diretta per gli emangioblastomi retinici di piccole dimensioni, che in genere rispondono bene al trattamento. All’aumentare delle dimensioni del tumore è consigliabile una terapia per stadi, al fine di ridurre le complicanze collaterali.
Per i tumori di dimensioni medio- grandi può risultare efficace la TTT (Termo-Terapia Transpupillare) con tassi di regressione del 70%.
Pertanto il miglior protocollo di trattamento implica una diagnosi quanto più possibile precoce (quando la massa tumorale è di piccole dimensioni) e un trattamento terapeutico tempestivo, anche perché i tumori in fase avanzata tendono a presentare essudazione vitreoretinica con distacco retinico trazionale, ischemia periferica e in alcuni casi glaucoma neovascolare.

Per approfondimenti vedi Retina. 2014;34(12):2479-2486.

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Pubblicato il
mercoledì, 10 giugno 2015
Argomento
Retina