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Be My Eyes: ciechi e ipovedenti “vedono” con gli occhi dei sani

Come funziona e chi l’ha creata

“Be My Eyes” è una app che serve ad aiutare le persone cieche o ipovedenti, ma che è  molto differente da tutte le altre applicazioni hi-tech oggi disponibili negli store Apple o Google per questa stessa finalità.
La grande differenza sta nel fatto che “Be My Eyes” si basa sul principio della solidarietà umana che spinge le persone vedenti a “diventare gli occhi” di chi non può godere del preziosissimo dono della vista. Il canale che oggi consente a questa app di raggiungere il top dei risultati è il web ed in particolare la rete solidale che si può attivare attraverso i social network.
Il funzionamento di “Be my eyes” si basa, infatti, sulla richiesta di aiuto, veicolata attraverso la app, che consente di trovare tra gli iscritti qualcuno che in quel momento è disponibile a prestare i suoi occhi sani ad una persona non vedente in difficoltà, ad esempio nel controllare la scadenza di un prodotto, nel trovare la giusta direzione per strada o, ancora, nel ritrovare un oggetto smarrito. La app trasferisce il video ripreso dalla fotocamera dello smartphone del non vedente sul display del volontario, che può così rispondere alle richieste inoltrate.
Lanciata nel 2015, “Be My Eyes” ha raggiunto oggi 1.210.378 volontari, mentre il totale di ciechi e ipovedenti iscritti è di 77.648 in 150 diversi paesi.

Hans Jørgen Wiberg

Ma come è nata “Be My Eyes”? Il suo creatore è il danese Hans Jørgen Wiberg, che all’età di 25 anni ha cominciato a perdere la vista proprio quando stava per subentrare ai suoi genitori nella gestione della fattoria di famiglia. Gli è stata allora diagnosticata una retinite pigmentosa, patologia retinica progressiva su base genetica per la quale purtroppo ancora oggi non esiste una terapia risolutiva.
Hans, che oggi ha un visione “a tunnel” con soli 5° di visus, avrebbe allora potuto scoraggiarsi e mollare tutto ed invece ha proseguito gli studi universitari, si è sposato ed ha avuto due bambini.
Stava ancora studiando filosofia quando nel 2012 gli è venuta l’idea di mettere a disposizione di ciechi e ipovedenti gli occhi di volontari sani disposti ad aiutarli nelle piccole difficoltà quotidiane.
Sono stati necessari tre anni per lo sviluppo, sia per la necessità di sottoporre la nuova app ad un’adeguata testazione che per trovare i fondi necessari a finanziarne la realizzazione.
Oggi comunque “Be My Eyes” è una realtà che aiuta e collega molte persone, anche grazie alla fruibilità in molteplici lingue.
Chiaramente, dal momento che Be My Eyes si basa sul coinvolgimento volontario di un grande numero di persone, non sottoposte a controlli o check preventivi, la persona cieca o ipovedente non deve comunque condividere attraverso la app dati come i codici delle carte di credito, i documenti di identità, immagini a carattere personale, dati concernenti le condizioni di salute, e così via.
Per maggiori informazioni su cosa è opportuno fare e non fare con Be My Eyes potete consultare la pagina https://www.bemyeyes.com/get-started

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Pubblicato il
giovedì, 24 maggio 2018
Argomento
Cecità e Ipovisione