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Performance visive nel “mondo reale”: come misurarle e consigli per migliorarle

L’acuità visiva (AV), il parametro ad oggi più utilizzato per valutare le performance visive, viene misurato tramite le tavole di Snellen. Sebbene questo test sia ampiamente utilizzato nella pratica clinica, non ne esiste una versione standard: può includere, infatti, caratteri di dimensioni, forma e spaziatura diverse, tutti fattori che potrebbero influenzare il risultato finale. Nel tentativo di creare uno standard, alcuni grafici di Snellen sono stati disegnati utilizzando un logaritmo, chiamato logaritmo del minimo angolo di risoluzione (logMAR), con caratteri di dimensioni crescenti in maniera costante (0.1 log). Ad esempio, il grafico per lo studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study – ETDRS) utilizza il sistema logMAR e la serie di Sloan, ovvero 10 rappresentazioni grafiche di lettere (ottotipi) disegnati per fornire una leggibilità uniforme. Inoltre, la misura dell’AV è poco appropriata per valutare le performance visive nel “mondo reale”, in cui il sistema visivo viene stimolato da un’ampia gamma di intensità luminose e di soglie di contrasto. A questo fine, il test per la sensibilità al contrasto (SC) risulta essere più appropriato, in quanto valuta l’abilità del sistema visivo di discriminare i contorni di un oggetto che sono influenzati anche da piccole variazioni nella luminosità. Nonostante sia probabile che un paziente con una SC eccellente abbia una eccellente AV, il contrario non è necessariamente vero: è quindi necessario misurare la SC indipendentemente dall’AV. Un modo efficace per misurare la SC consiste nel determinare la soglia di sensibilità al contrasto (CST) su fondo chiaro. In questo test, il paziente legge caratteri a dimensione definita con un contrasto che, però, diventa via via più leggero fino a quando non è più possibile osservare alcuna immagine abbassando la luminosità dello sfondo. Un esempio di questi è il grafico di Pelli-Robson: 8 righe con 6 caratteri Sloan ciascuna, con contrasto decrescente ad ogni tripletta di lettere. I pazienti devono leggere fin dove riescono e la CST è definita quando due delle tre lettere vengono identificate correttamente. Tuttavia, anche quest’ultimo ha delle limitazioni, quali il ridotto numero di gradazioni di contrasto che possono essere previste e l’interferenza data dalla luminosità nella stanza dell’esame. Esistono anche dei sistemi elettronici con monitor a cristalli liquidi comunemente utilizzati per misurare l’AV e che possono essere utilizzati anche per determinare più facilmente la CST e l’SC.

 

 

 

Come possono essere migliorate le performance visive?

Un ruolo cruciale nel miglioramento delle performance visive è rivestito dai carotenoidi maculari: luteina (L), zeaxantina (Z) e meso-zeaxantina (MZ). Questi elementi, introdotti attraverso l’assunzione di verdure a foglia e di frutta e ortaggi colorati, si depositano nella regione foveale della retina dove costituiscono la componente giallo-arancione del pigmento maculare (PM – Macular Pigment). Grazie alla sua colorazione, il PM protegge la retina in due maniere:

-agendo da antiossidante contro la formazione di radicali liberi, che potrebbero formarsi tramite l’energia radiante proveniente dalla luce solare;

-assorbendo la luce ad alta energia e a bassa frequenza (luce blu), che è potenzialmente dannosa.

Studi hanno dimostrato che il PM è associato ad una diminuzione del rischio di sviluppare degenerazione maculare senile.

Nonostante non sia ancora stata stabilita una dose giornaliera consigliata per i carotenoidi maculari, molti studi suggeriscono l’assunzione di 6-24 mg/giorno e dimostrano benefici a partire da dosi pari o superiori a 12 mg/giorno. Inoltre, in un recente studio (CREST Normal Trial) è stato dimostrato che la somministrazione per un anno di 10 mg/giorno di carotenoidi ha indotto un miglioramento notevole della SC a cui è corrisposto anche un aumento della densità ottica del pigmento maculare (MPOD macular pigment optical density).

Da un punto di vista fisiologico, sembra che il miglioramento della SC sia dovuto al potenziamento del circuito del sistema visivo con un aumento della sensitività all’inibizione laterale, un meccanismo naturale per cui un messaggio visivo arriva al cervello indisturbato, ossia senza “interferenze” causate da altre informazioni visive.

Dato che la SC diminuisce con il normale processo di invecchiamento e può essere migliorata con l’integrazione alimentare, gli oculisti dovrebbero informare adeguatamente i pazienti sugli effetti benefici che la supplementazione di carotenoidi ha sulla visione.

 

Inoltre, in un recente articolo pubblicato su Molecular Nutrition & Food Research, viene proposto un nuovo modello per capire quale sia l’impatto visivo della SC in condizioni reali: il modello di Roark. Questo modello paragona cambi nella SC a cambi equivalenti nella AV. Ad esempio: un miglioramento della CST da 3,2% a 2,0% ad una dimensione del carattere di 20/100 sembrerebbe avere un impatto visivo paragonabile al miglioramento di AV da 20/40 a 20/25.

Dato che la SC si riferisce all’abilità del sistema visivo di discriminare contorni e di delimitare i confini di un oggetto in situazioni reali, sarebbe più opportuno per la comunità scientifica considerare l’adozione della misurazione della SC come esame standard o utilizzare una combinazione di AV e CS. Questi test, infatti, possono fornire ai  Medici un quadro più accurato della funzionalità visiva del paziente e ne consentirebbero una migliore gestione clinica.

Fonte:

Roark, M. W. and Stringham, J. M. (2019), Visual Performance in the “Real World”: Contrast Sensitivity, Visual Acuity, and Effects of Macular Carotenoids. Mol. Nutr. Food Res.. Accepted Author Manuscript. doi:10.1002/mnfr.201801053

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Pubblicato il
giovedì, 11 Luglio 2019
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