interviste

Cheratite da Acanthamoeba e terapia medica

Novità in vista per il trattamento farmacologico della cheratite da Acanthamoeba. Abbiamo chiesto di tracciare per noi un quadro aggiornato al dott. Antonino Asero, project director per S.I.F.I. S.p.A., azienda capofila del progetto Europeo di ricerca e sviluppo industriale denominato ODAK.

Dott. Asero potrebbe sintetizzare le caratteristiche di questo tipo di cheratite?
La Cheratite da Acanthamoeba (CA) è un’infezione corneale rara, severa e seriamente debilitante, causata da Acanthamoeba spp., un protozoo ubiquitario presente nel suolo, aria ed acqua1. Circa l’85% dei casi di CA si verificano in portatori di lenti a contatto, a causa di un uso improprio delle lenti, anche se la patologia può insorgere dopo un trauma corneale, specie in contesti rurali. Sebbene abbia una bassa incidenza (1 su 100.000 in Europa), la CA è un’infezione oculare potenzialmente devastante per i pazienti, in quanto può causare intenso dolore, deterioramento della visione e, se non efficacemente trattata, enucleazione e cecità.

Perché la patologia è così devastante?
Questa evoluzione così dannosa si deve proprio all’agente infettante: l’Acanthamoeba spp è un protozoo il cui ciclo di vita include uno stadio di cisti dormiente e uno stadio infettivo di trofozoite mobile attivo. Proprio l’incistamento consente al microrganismo di sopravvivere in condizioni ambientali avverse. In particolare è proprio la fase dormiente alla base del persistere dell’infezione.

Quali sono i segni clinici e i sintomi di questa patologia?
Per quanto concerne i segni clinici, la CA può determinare microerosioni epiteliali che possono evolvere in infiltrati stromali anteriori irregolari, ulcere corneali, melting e densi ascessi corneali nelle fasi avanzate della malattia. Tipicamente il coinvolgimento perineurale è caratterizzato da severo dolore oculare.
I sintomi sono in genere simili a quelli di altre infezioni oculari (dolore, rossore, irritazione, visione offuscata, ipersensibilità alla luce e eccessiva lacrimazione) e possono persistere per parecchie settimane.
La diagnosi precoce migliora certamente l’esito2 dell’infezione che, se non diagnosticata, può progredire per 4-8 settimane, determinando un’infiltrato anteriore che può rimanere nella cornea centrale o dare luogo ad un classico ascesso ad anello, accompagnato da limbite, episclerite e occasionalmente sclerite. Lo scraping epiteliale può rilevare l’ameba. Tuttavia, se fallisce, l’infezione procede verso un’ampia e profonda ulcera infiltrata.

Qual è l’approccio terapeutico attualmente in uso per gestire questa forma di cheratite?
Una terapia efficace deve basarsi su farmaci in grado di sopprimere la cisti in entrambe le fasi del suo ciclo vitale, al fine di eradicare completamente la patologia.
In realtà non esiste attualmente, in nessun paese, un farmaco autorizzato per il trattamento della CA. Tuttavia negli ultimi anni la somministrazione di combinazioni (off label) di agenti anti-amebici, quali le biguanidi e le diamidine, ne ha notevolmente migliorato gli esiti. L’uso delle biguanidi, in particolare, ha rivoluzionato il decorso della CA, soprattutto se trattata nelle fasi precoci, in quanto il sollievo dal dolore è rapido e l’infezione attiva viene eradicata in genere dopo 4 settimane, contro i 4 mesi o più necessari nel caso di terapia con propamidina e neomicina.
La biguanide polihexanide (PHMB) e la clorexidina sono di fatto i soli principi attivi efficaci nella fase cistica del protozoo.
Il trattamento attualmente utilizzato prevede la somministrazione di una biguanide (PHMB 0,02% o Clorexidina 0,02%) e di una diamidina, anche se non sono disponibili dati clinici che dimostrino che l’associazione sia più efficace della monoterapia con PHMB.
Questa terapia ha dato buoni risultati nella maggior parte dei pazienti (90%)3 e, avviata precocemente, consente un pieno recupero visivo. Tuttavia, la posologia non è stata standardizzata e manca una significativa valutazione della sicurezza ed efficacia4 secondo i criteri standard stabiliti nelle linee guida europee ed internazionali per lo  sviluppo di un farmaco.

Come si inserisce in questo contesto il progetto ODAK?
ODAK (Orphan Drug for Acanthamoeba Keratitis) è un progetto di ricerca europeo per lo sviluppo di una formulazione stabile e sicura di PHMB per il trattamento farmacologico efficace della Cheratite da Acanthamoeba. PHMB ha già ricevuto dall’EMA (Agenzia europea per i medicinali), su richiesta di SIFI, la designazione di Orphan Drug (Farmaco Orfano) per la cura di CA.
Il progetto ODAK, di cui SIFI è capofila, coinvolge diversi Partner (v. box) con esperienze complementari e specifiche competenze nella gestione clinica della cheratite da acanthamoeba. Il progetto è co-finanziato dal programma FP7 della Commissione Europea ed avrà una durata complessiva di 60 mesi.

Partners-It
Le attività di ricerca e sviluppo includono sperimentazioni di tecnologia farmaceutica e di farmacocinetica/farmacodinamica e tossicologica, studi clinici e una fase di sviluppo industriale del prodotto finale.

In che termini i centri specializzati in patologie oculari infettive potrebbero essere coinvolti?
Attualmente sono in corso  gli studi di sviluppo non-clinico per la identificazione della formulazione più stabile e sicura. Questi avranno una durata complessiva di circa 24 mesi, a cui seguirà la fase clinica di sicurezza ed efficacia nell’uomo. Fondamentale per elaborare il programma clinico è uno studio retrospettivo condotto in due centri clinici di primaria importanza, il Moorfields Eye Hospital di Londra (Prof. John Dart) e il S. Raffaele di Milano (Dott. Paolo Rama).
In particolare negli studi clinici di efficacia sarà necessario reclutare un numero di pazienti sufficientemente adeguato e che sia statisticamente significativo. Si può facilmente comprendere come, essendo la Cheratite da Acanthamoeba una patologia rara, in questa fase sarà opportuno ed auspicabile il coinvolgimento di centri di ricerca maggiormente coinvolti nel reclutamento di pazienti con questa patologia così da raggiungere rapidamente l’obiettivo prefissato.

A questo proposito, se i vostri lettori lo desiderano, potranno ottenere ulteriori informazioni visitando il sito del progetto www.odak-project.eu o scrivere a clinicians@odak-project.eu.

Bibliografia
1. Schuster FL, Visvesvara GS. Opportunistic amoebae: challenges in prophylaxis and treatment. Drug Resist Updat. 2004 Feb;7(1):41-51.
2. Claerhout I, Goegebuer A, Van Den Broecke C, et al. Delay in diagnosis and outcome of Acanthamoeba keratitis. Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol. 2004 Aug;242(8):648-53.
3. Seal D. Treatment of Acanthamoeba keratitis. Expert Rev Anti Infect Ther. 2003 Aug;1(2):205-8.
4. Dart JK, Saw VP, Kilvington S. Acanthamoeba keratitis: diagnosis and treatment update 2009. Am J Ophthalmol. 2009 Oct;148(4):487-499.

Leggi l’intervista in lingua inglese

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Pubblicato il
mercoledì, 17 dicembre 2014
Argomento
Infezioni Oculari