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Coronavirus: quali i rischi per la superficie oculare

I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori il cui nome è dovuto alle punte, simili a quelle di una corona, presenti sulla loro superficie. Questi virus sono comuni in molte specie animali (i.e. pipistrelli) ma, in alcuni casi, possono modificarsi ed acquisire la capacità di infettare l’uomo e così diffondersi tra la popolazione. I coronavirus sono responsabili di malattie che possono essere da lievi a moderate, e che includono il raffreddore comune, ma anche sindromi respiratorie come la MERS (Middle East Respiratory Syndrome) e la SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome).

A dicembre 2019, nella città cinese di Wuhan, è stato isolato un nuovo coronavirus, il “2019-nCoV” ora denominato dalla World Health Organization (WHO) SARS-CoV-2, causa di gravi infezioni respiratorie, tra cui polmonite. I soggetti contagiati presentano febbre, tosse, respiro corto e congiuntivite, sintomi che possono insorgere tra il 2° ed il 14° giorno dall’infezione.

Il 22 gennaio il Dr Guangfa Wang, membro del gruppo di esperti nazionali cinesi sulla polmonite, ha riferito di essere stato infettato dal 2019-nCoV durante una ispezione a Wuhan. Indossava una maschera N95, ma non portava una protezione oculare. Il Dr Wang, qualche giorno prima che la polmonite da 2019-nCoV si manifestasse, si era lamentato del rossore agli occhi, è possibile, quindi, che l’esposizione non protetta degli occhi al virus abbia portato al contagio del medico.

Goccioline infette e fluidi corporei possono, infatti, facilmente contaminare l’epitelio congiuntivale umano. È stato dimostrato, in precedenza, che la sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus (SARS-CoV) viene trasmessa prevalentemente attraverso il contatto diretto o indiretto del virus con le mucose degli occhi, della bocca o del naso. Il fatto che le mucose esposte e gli occhi non protetti aumentino il rischio di trasmissione di SARS-CoV, suggerisce che la stessa cosa potrebbe avvenire con il 2019-nCoV. Il tratto respiratorio, quindi, potrebbe non essere l’unica via di trasmissione per il 2019-nCoV, per cui gli oftalmologi, nel caso in cui debbano effettuare una visita sospetta, dovrebbero indossare occhiali protettivi.

Questa ipotesi è stata accreditata anche dall’American Academy of Ophthalmology (AAO), secondo cui il nuovo focolaio di coronavirus può causare congiuntivite e probabilmente può essere trasmesso tramite il contatto di aerosol infetto con la congiuntiva. Pertanto, i pazienti che vanno dall’oculista per congiuntivite, hanno sintomi respiratori e hanno viaggiato all’estero, specialmente in Cina, potrebbero presentare un’infezione da 2019-nCoV.

Sebbene la congiuntivite non sia uno dei sintomi più comuni del 2019-nCoV, l’AAO ha formulato una serie di raccomandazioni, affinché gli oculisti agiscano in modo rapido ed efficiente nel caso in cui siano i primi specialisti a valutare eventuali pazienti contagiati.

Alcune di queste sono:

  1. controllare se il paziente ha sintomi respiratori;
  2. chiedere al paziente se ha viaggiato in Cina o se ha amici o familiari che sono tornati di recente da quel paese;
  3. proteggere adeguatamente bocca, naso e occhi nel caso di paziente con sospetto 2019-nCoV.

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Pubblicato il
giovedì, 13 Febbraio 2020
Argomento
Infezioni Oculari

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