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Cheratite da Moraxella: una minaccia poco nota

La cheratite batterica è una grave malattia infettiva oculare che può portare ad una considerevole perdita visiva. La gravità e l’esito dell’infezione corneale dipendono, generalmente, dalle condizioni di base della cornea e dalla virulenza dell’agente eziologico.

I microrganismi più comunemente associati a cheratiti sono gli Staphylococchi coagulasi negativi, Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa e Streptococcus pneumonie. La presentazione clinica, le caratteristiche microbiologiche e gli esiti del trattamento delle cheratiti sostenute da questi microrganismi sono ben caratterizzati in letteratura, al contrario, poco è noto sulle cheratiti sostenute da Moraxella spp., che seppur rare, sono comunque gravi.

Moraxella spp., il cui reservoir è rappresentato dalle mucose della bocca, dal tratto respiratorio superiore e dal tratto genito-urinario dell’uomo, può essere isolato anche da pelle e occhi. L’infezione corneale sostenuta da questo batterio è caratterizzata da un’ulcera paracentrale o periferica, generalmente di forma ovale e localizzata, spesso indolore, solitamente associate ad ipopion ed occasionalmente ad ifema. L’ulcera può estendersi nello stroma per giorni o settimane e perforare la cornea.

Le cheratiti batteriche sono rare in assenza di fattori predisponenti. In passato, le cheratiti sostenute da Moraxella spp venivano associate a stati di immunodepressione determinati dall’uso cronico di alcool, malnutrizione e diabete. Tuttavia, studi più recenti condotti in Australia, Giappone e Stati Uniti hanno dimostrato l’esistenza di associazioni tra cheratite da Moraxella ed uso di lenti a contatto usurate, trauma, età avanzata, storia di cheratite da herpes e trapianto di cornea.

Uno studio pubblicato recentemente su American Journal of Ophthalmology, al fine di ampliare ulteriormente le conoscenze su cheratiti da Moraxella, ha analizzato  i fattori di rischio, le caratteristiche cliniche, la gestione e gli esiti della terapia di 39 casi di cheratiti da Moraxella, trattati tra gennaio 2003 ed aprile 2018 presso il Medical Center dell’Università di Pittsburgh.

Lo studio ha evidenziato che la maggior parte dei pazienti esaminati (79,5%) aveva più di 50 anni al momento della diagnosi, questo dato, in accordo con altre ricerche precedenti, suggerisce che l’età avanzata può rappresentare un fattore di rischio indipendente. Nessuno dei pazienti arruolati nello studio presentava una storia documentata di uso di alcool suggerendo, come altre recenti pubblicazioni, che l’uso cronico di alcool non rappresenta un fattore di rischio prevalente, contrariamente da quanto era stato precedentemente affermato. La ricerca ha evidenziato inoltre che il fattore sistemico associato, più diffuso tra i pazienti, era il diabete mellito (20,5%) seguito da una storia di malattia autoimmune (10,3%).  L’associazione tra cheratite batterica e difese locali dell’ospite è ben nota e la cheratite da Moraxella non fa eccezione: lo studio ha infatti evidenziato che l’87,2% dei pazienti aveva un fattore di rischio oculare, i più riscontrati erano blefarite (30,8%), secchezza oculare (30,8%) ed anamnesi di chirurgia oculare (23,1%). Gli autori hanno anche rivelato associazione con l’uso di lenti a contatto (5,1%) e traumi (7,7%). Per quanto riguarda l’analisi della terapia, il 92,3% dei pazienti era trattato con fluorochinoloni e il 76,7% con antibiotici fortificati; il 10,3% dei pazienti ha richiesto un trattamento di tarsorrafia, il 15,4% cheratoplastica penetrante ed un paziente l’enucleazione. Nonostante, dunque, nella maggior parte dei casi la Moraxella risultava sensibile a fluorochinoloni ed aminoglicosidi, molti pazienti richiedevano l’intervento chirurgico ed alla fine, l’acuità visiva, risultava spesso comunque molto compromessa.

Lo studio fornisce un contributo alla caratterizzazione delle cheratiti da Morexella suggerendo che una superficie oculare danneggiata, a causa di malattie intrinseche o interventi chirurgici oculari, rappresenti il principale fattore predisponente e che la gestione dell’infezione potrebbe prevedere varie modalità di intervento al fine di prevenire il difetto epiteliale persistente.

 

Fonti

-Moraxella Keratitis: Analysis of risk factors, clinical characteristics, management and treatment outcomes.  Asad F. Durrani et al. American Journal of Ophthalmology, 2018 S0002-9394(18)30517-8.

-Moraxella keratitis: Predisposing factors and clinical review of 95 cases. S Das et al. Br J Ophthalmol 2006; 90:1236-38.

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Pubblicato il
venerdì, 30 novembre 2018
Argomento
Infezioni Oculari