monografie | Presbiopia

Introduzione di Vittorio Picardo

Rimettendo un po’ d’ordine tra gli scaffali della mia libreria pochi giorni fa, mi è capitato tra le mani la monografia di Amar Agarwal “Presbiopia. A Surgical textbook” del 2002, un testo di circa 10 anni fa.

In questo interessante e completo volume, per quell’epoca, il problema della correzione della presbiopia era affrontato in 4 sezioni separate, di cui una introduttiva, e le altre dedicate a numerose opzioni chirurgiche.

La seconda sezione del testo riportava proposte di chirurgia sclerale, con espansori o impianti, un trattamento laser con infrarossi e impianti al titanio su sclerotomia.

La successiva, la terza, enumerava le possibilità di correzione con trattamenti corneali, tipo laser con opzione PARM o altri trattamenti laser sia con tecnica di termocheratoplastica che di cheratoplastica conduttiva; infine si ritrova un contributo con la proposta di una monovisione, prodotta sempre con trattamento lasik monolaterale.

Infine, nell’ultimo capitolo, di 50 pagine in tutto, si introducevano tenui e timide proposte di chirurgia del cristallino, adoperando i primi modelli di IOL accomodative oppure, secondo altri Autori, lenti multifocali o lenti presbiopiche da camera anteriore.
Insomma, la chirurgia endoculare, specialmente sul cristallino, era l’opzione più giovane, la più incerta, la meno praticata.

Tutte queste tecniche, che Agarwal riporta nella sua monografia, avvalendosi della collaborazione di tanti illustri Colleghi provenienti da tutti i continenti, da quello americano e sud americano, all’Europa, all’India, sino ad arrivare ai Paesi d’Oriente come il Giappone, hanno vissuto lo spazio di un mattino, perché man mano che i Ricercatori le hanno applicate alle loro casistiche personali, hanno mostrato i loro limiti, i loro rischi, le loro complicanze.

E non era accettabile, a quell’epoca come adesso, intervenire su degli occhi funzionalmente sani, perché consoni alla età presbiopica del paziente, senza ottenere dei significativi miglioramenti della qualità e della quantità della vista e sopratutto senza migliorare in maniera sostanziale la compliance del paziente.

Di recente, invece, si sono avuti alcuni e importanti sviluppi nel campo della diagnostica strumentale e della tecnologia in chirurgia oculare: – l’introduzione di nuove apparecchiature di semeiotica, come gli aberrometri – l’aumento esponenziale del fattore qualità e sicurezza nella chirurgia con ultrasuoni della cataratta, con l’uso di unità faco “intelligenti” – la lenta ma inesorabile avanzata del femtolaser per la cataratta – la sempre più vasta gamma di IOL Premium, accomodative, multifocali e toriche con superfici asferiche e trattamenti filtranti.

Tutti questi elementi, hanno spostato di molto l’attenzione del chirurgo oculista verso il mondo della chirurgia endoculare, rinunciando a tecniche sclerali o corneali cercando di produrre una correzione della presbiopia attraverso la sostituzione del cristallino in entrambi gli occhi, con una ampia scelta di criteri che sfociano in soluzioni ottico funzionali differenti (customizzazione del trattamento).

Da tempo si parla di monovisione, di IOL accomodative, di multifocali refrattive e diffrattive, di tecnica Mix&Match, e magari altre soluzioni sono già in cantiere o dietro l’angolo.

Inoltre, il “logorio della vita moderna”, come diceva una vecchia reclame televisiva, ci porta a volere, sempre e comunque, e a qualunque età, pretendere la migliore performance da parte del nostro organismo in tutti i campi, dagli organi di senso ad altri momenti della vita.

Infine, la strutturazione di una giornata di lavoro prevede comunque l’uso dell’automobile, di un computer, del nostro smartphone, senza dimenticare magari un passaggio in palestra, in piscina o al campo di tennis.

Riuscire a fare tutto questo, portandosi appresso quasi nessun accessorio di tipo ottico, è ormai il gold standard della nostra società, consumistica ed edonistica, molto votata alla apparenza più che alla sostanza.

Ma quest’ultima opzione non è accettabile in campo medico, dove sostanza vuol dire risultato clinicofunzionale, vuol dire rispetto del paziente, significa avere valutato e preparato bene il caso clinico, e averlo affrontato e risolto nel migliore dei modi.

Questa Monografia, che si aggiunge alle altre già pubblicate da “l’Oculista italiano”, vuole rispettare questa filosofia professionale, studiando nei particolari un tema di grande attualità ed interesse come è il trattamento della presbiopia.

Il volume è strutturato seguendo un percorso informativo e formativo nel rispetto della ricerca clinica più recente, alla luce degli ultimi sviluppi di devices in campo diagnostico e chirurgico, per offrire una panoramica completa ed esauriente a noi Oculisti.

Il lettore avrà così un miglioramento della sua formazione culturale, su un argomento appunto molto dibattuto, sia in Italia che all’estero. L’autorevolezza e la competenza degli Autori dei vari capitoli, tutti Colleghi qualificati, ma principalmente degli Amici, ha permesso, non tanto a me stesso, quanto alla Redazione nella persona di Ada Puglisi di coordinare e realizzare un volume di grande valenza scientifica, con uno sforzo organizzativo che è stato certamente agevolato dalla qualità del materiale raccolto.

Infine, penso che tutti noi lettori, dobbiamo ringraziare Carmelo Chines che ha voluto con tenacia e determinazione la realizzazione di questa ulteriore Monografia.

La SIFI, Editore della testata, oggi si conferma con intelligenza e lungimiranza come azienda leader nel campo della farmacologia e della produzione di prodotti oftalmici.
All’interno di questa realtà, consolidata da circa 80 anni di storia, è stata costituita da qualche anno una nuova società denominata Sifi Medtech, completamente dedicata alla progettazione, sviluppo, produzione e commercializzazione, a livello nazionale e internazionale, di dispositivi medico – chirurgici e strumenti diagnostici per la chirurgia della cataratta. In riferimento al tema affrontato in questo volume, SIFI Medtech è attualmente impegnata nello sviluppo di device innovativi con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita del paziente e di offrire al chirurgo scelte terapeutiche altamente performanti e scevre da effetti collaterali.

Impegno, fatica ed entusiasmo sono state l’energia che ha mosso gli Autori e lo Staff Editoriale. Una piacevole lettura ed un ampliamento delle nostre conoscenza vuole essere l‘obiettivo di questa ulteriore Monografia SIFI.

Vittorio Picardo
Coordinatore scientifico

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Pubblicato il
sabato, 10 gennaio 2015
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