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Il Prof. Filippo Drago nominato al vertice dell’AOPT

L’illustre farmacologo catanese racconta alla nostra rivista i suoi trascorsi professionali e ci parla delle prospettive della ricerca farmacologica in oftalmologia

La redazione de “l’Oculista Italiano” ha avuto il piacere di intervistare il Prof. Filippo Drago, Ordinario di Farmacologia e Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche presso l’Università di Catania.

Il Prof. Drago, autore di circa 500 lavori pubblicati su riviste peer-reviewed, attualmente Presidente della sezione italiana dell’Association for Research in Vision and Ophtalmology (IT-ARVO), il 10 marzo scorso è stato nominato Presidente globale dell’Association of Ocular Pharmacology and Therapeutics (AOPT) e in questa intervista ci ha raccontato un po’ di sé, del suo approccio alla farmacologia oculare, della sua visione della ricerca scientifica, ma soprattutto ci ha parlato delle sfide che la farmacologia oculare deve affrontare nel prossimo futuro e del suo programma da Presidente dell’AOPT.

Prof. Drago, dal suo CV si evince che i suoi principali interessi si collocano nell’ambito della neuropsicofarmacologia e della farmacologia oculare. Qual è stato il suo primo approccio a questa affascinante disciplina?

La storia inizia tantissimi anni fa. Ero studente di Medicina e il mio mentore, il Prof. Umberto Scap agnini strinse rapporti di collaborazione con il direttore della clinica oculistica di quel tempo, il Prof. Ferruccio Moro. Il Prof. Scapagnini era una mente fertilissima e aveva già accumulato nel suo curriculum esperienze nell’ambito della farmacologia oculare. Dunque, trovò una sponda favorevole nel Prof. Moro che aveva intenzione di rinnovare le linee di ricerca della clinica oculistica che allora erano ancora rappresentate da studi di tipo tradizionale. Per esempio, ci occupammo dei neurotrasmettitori a livello retinico e del ruolo della dopamina nel controllo della pressione intraoculare. All’epoca usammo un modello di lesione del terminale pre-sinaptico di dopamina e serotonina con dei farmaci analoghi, la 6-idrossi-dopamina e la 5,7-diidrossi-triptamina che una volta captati dal terminale presinaptico, sono in grado di ossidarlo e distruggerlo determinando così una denervazione che nel tempo si traduce in una ipersensibilità dei recettori post-sinaptici. Utilizzai questo modello nel coniglio per diverse ricerche che ebbero una grande risonanza. Ecco, quello fu il momento di inizio di molte ricerche fruttuose, di congressi, di pubblicazioni di successo. Nel 1986 fu inaugurato il Centro di Farmacologia Oculare, che recentemente è stato rifondato dal mio allievo, il Prof. Claudio Bucolo.

 

Al momento sembrerebbe che nel campo della farmacologia oculare possiamo distinguere due grandi hot topics, per altro centrali nel tema dell’ultimo Congresso AOPT, che si è svolto a New Orleans, ovvero “Next generation of ocular therapeutics”: 1) le nuove classi di agenti terapeutici; 2) i sistemi di drug delivery.

Secondo lei quali sono le patologie che hanno un bisogno più urgente di nuove terapie e quali sono, invece, i sistemi di drug delivery più promettenti?

Per rispondere alla prima parte della domanda bisogna certamente fare riferimento alle terapie innovative che possono non essere a base di farmaci: parlo della terapia genica, della terapia cellulare, della terapia geno-cellulare. Il clinical unmet need non è certo nelle patologie per le quali esistono già delle opzioni terapeutiche, anche se non definitive. Per esempio, il glaucoma beneficia di una gamma amplissima di terapie, purtroppo ancora non del tutto risolutive poiché la terapia di questa malattia è ancora oggi basata su farmaci che riducono la pressione oculare, che viene considerata solo un fattore di rischio. Piuttosto, faccio riferimento ad una serie di patologie rare su base genetica. L’occhio è, infatti, un organo che viene interessato da una varietà notevole di patologie rare su base genetica che non hanno purtroppo ancora terapie specifiche poiché da una parte l’interesse delle aziende farmaceutiche verso questo tipo di patologie è evidentemente limitato e dall’altra perché le malattie dell’occhio non vengono ritenute veramente importanti nella gamma delle patologie umane. Ecco, su queste patologie rare manca un approccio di ricerca e sviluppo di nuove opzioni terapeutiche.

Tuttavia, devo dire con grande soddisfazione che l’Italia si è recentemente distinta per lo sviluppo e l’approvazione della prima terapia basata sull’uso di cellule staminali utilizzate per la ricostituzione di cellule a livello limbare nel caso di danno corneale dovuto a cause chimiche o fisiche (Primo trapianto di cellule staminali dell’epitelio corneale). Un altro esempio è la terapia genica per patologie rare, come la retinite pigmentosa. Per quanto riguarda, invece, i sistemi di drug delivery abbiamo un ampio spazio di intervento, e questo costituisce un aspetto importante della ricerca in oftalmologia. L’innovazione nel drug delivery riguarda ovviamente le patologie della cornea, le patologie del segmento anteriore dell’occhio, del glaucoma, ma anche eventualmente il segmento posteriore con le varie formulazioni iniettabili intraoculari. Sul drug delivery si è sviluppata, dunque, un’ampia ricerca il cui obiettivo principale è quello di migliorare la compliance del paziente.

Torniamo al Suo ruolo da Presidente dell’AOPT. Perché iscriversi ad una società scientifica come l’AOPT e cosa questa può offrire ad un giovane oculista?

L’AOPT è un’associazione internazionale fondata in America nel 1994 che per molti anni ebbe solo soci americani. Circa un decennio dopo la sua istituzione, l’interesse per questa società scientifica si è diffuso anche fuori dagli Stati Uniti, ed è stato proprio il Congresso di Catania del 2001 a sancire il ruolo importante degli europei in questa società. Da allora, il Congresso si celebra ogni 2 anni in una località in alternanza tra gli USA e i Paesi extra-USA. Per esempio, per quanto riguarda la prossima edizione c’è una candidatura cinese.

L’AOPT è un’associazione che si interessa di farmacologia e terapia dell’occhio e raccoglie ricercatori sia clinici che pre-clinici. È titolare del  Journal of Ocular Pharmacology and Therapeutics, di cui sono Associate Editor, che fa da specchio agli interessi dell’associazione e che negli ultimi anni è cresciuta significativamente.

Chi si iscrive alla Società, inoltre, ha la possibilità di entrare in un network internazionale importante di ricercatori che svolgono studi nell’ambito dell’oftalmologia: è importante sottolineare che questo network è vivo ed efficiente perché periodicamente i Soci si scambiano proposte di ricerca favorite dal background scientifico della Società stessa che favorisce questi contatti. Infine, abbiamo una newsletter che appare mensilmente sul sito-web, e finanziamo borse di viaggio per i più giovani che intendono partecipare a congressi internazionali. Come Presidente di questa Società, mi piacerebbe si possa organizzare un congresso più informale tra le due edizioni principali che, come dicevo, si svolgono ogni due anni. Esso servirebbe a mantenere vivo l’interesse nei confronti della Società e aumenterebbe la fidelizzazione dei soci. Inoltre, vorrei realizzare un servizio di diffusione delle lectures di rilievo che vengono tenute da esperti in giro per il mondo e avviare la costituzione di Working Groups. Si tratta, insomma, di un servizio continuo di formazione e informazione a disposizione dei soci.

 Questa sua nomina a Presidente dell’AOPT è l’ennesimo traguardo di una carriera che possiamo definire senza dubbio di successo, ma cos’è per lei il successo?

Recentemente ho ricevuto una circolare da parte dell’Università di Catania che elenca le persone prossime alla pensione e, non le nascondo, ho provato un attimo di autentica emozione vedendo il mio nome associato alla data del 1 Novembre 2025. Io credo che il successo sia il lavoro di ogni giorno, il lavoro che io ritengo di fare con passione, tenendo fede e mantenendo le promesse fatte a chi mi ha sostenuto, dalla mia famiglia a chi mi ha voluto Presidente del Dipartimento, fino a chi mi ha eletto Presidente dell’AOPT. Quando sarò in pensione, dovrò pensare a dedicarmi a qualcosa che non comporterà promesse, e quindi non creerà successo.

Prof. Drago, qual è il miglior consiglio che le è stato dato e quale si sente di dare lei oggi ad un giovane?

Il consiglio che mi è stato dato e di cui ho fatto tesoro è sicuramente quello che tanti anni fa mi trasmise il mio maestro, il quale un giorno mi disse che fare ricerca significa essere pronti a gestire l’insuccesso e gli errori, a gestire le battute di arresto perché la ricerca è necessariamente fatta anche di risultati negativi. Effettivamente, tutta la scienza moderna si basa sul principio che tanti anni fa formulò Galileo Galilei, della scienza come “prova ed errore”.Questo è il suggerimento che mi sento di dare oggi a tutti coloro che si apprestano a fare questo lavoro, perché non si può immaginare di andare avanti nella ricerca scientifica pensando di percorrere una strada in discesa, quando invece la strada è necessariamente in salita. Ma, proprio perché l’impegno per percorrere questa strada è certamente notevole, raggiungere la meta è motivo di un’immensa soddisfazione, quella che solo la ricerca scientifica può dare.

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Pubblicato il
giovedì, 2 Maggio 2019
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