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Retina artificiale: un microchip può restituire la vista

Innovativo impianto presso l’Istituto San Raffaele di Milano

La protesi retinica Alpha AMS già innestata all’interno dell’occhio.

Nel linguaggio giornalistico si parla spesso di “occhio bionico” per designare le cosiddette “retine artificiali”, cioè gli impianti sottoretinici di elettrodi  in grado di ripristinare in parte la funzione visiva in persone affette da gravi degenerazioni che colpiscono la retina.
Un importante successo è stato registrato lo scorso febbraio in Italia con un innovativo impianto effettuato in una donna non vedente, presso l’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

 La protesi Alpha AMSIl delicatissimo intervento è durato più di 10 ore ed è stato effettuato da un’équipe diretta dal dottor Marco Codenotti, responsabile del servizio di Chirurgia vitreoretinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, coadiuvato, per la parte extraoculare, dal dottor Antonio Giordano Resti, responsabile del servizio di Chirurgia oftalmoplastica dello stesso ospedale.
La protesi innestata è innovativa rispetto a quelle impiantante in precedenza, sia in Italia che all’estero, in quanto non necessita di nessuna telecamera da applicare su occhiali né di altri ausili esterni.

Il microchip, denominato Alpha AMS, è prodotto dalla compagnia tedesca Retina Implant. Tale dispositivo, destinato a persone che hanno perso la vista durante l’età adulta a causa di gravi malattie genetiche della retina, come la retinite pigmentosa, può ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti e/o persone circostanti.
Il principio di funzionamento si basa sulla sostituzione dei fotorecettori della retina, cioè le cellule specializzate (i coni e bastoncelli) deputate a tradurre la luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico. I fotorecettori ormai non più funzionanti vengono sostituiti da un fotodiodo, un microscopico apparato elettronico in grado di trasformare la luce in uno stimolo elettrico.
Il microchip misura circa tre millimetri e contiene 1600 sensori. Il dispositivo viene inserito al di sotto della retina, in corrispondenza della macula, in modo da stimolare il circuito nervoso che naturalmente collega l’occhio al cervello: in questo modo si sostituisce all’attività delle cellule retiniche che non sono più in grado di funzionare correttamente.
La protesi è molto costosa e l’intervento è stato possibile solo grazie al sostegno di Banca Mediolanum, che ha interamente finanziato l’operazione.
“A seguito dell’intervento ci aspettiamo una stimolazione retinica che gradualmente potrà portare la paziente a reimparare a vedere” ha commentato il dott. Marco Codenotti, che aggiunge: “L’intervento è stato il più complicato che abbia mai eseguito. Ogni passo è fondamentale e delicato e la riuscita dell’intervento può essere compromessa da un momento all’altro. L’aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me una grandissima emozione, un sogno realizzato”.
Per fornire tutte le informazioni possibili ai pazienti, i medici hanno deciso di aprire una casella di posta dedicata: retina.artificiale@hsr.it
Al momento non sono previsti nuovi interventi, tuttavia le persone affette da cecità a causa di malattie retiniche eredo-degenerative, come la retinite pigmentosa e le distrofie retiniche dei coni e bastoncelli, possono scrivere una mail per ottenere tutte le informazioni a cui sono interessati.
L’operazione non è invece indicata nel caso di deficit visivi determinati da glaucoma o in pazienti non vedenti dalla nascita.

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Pubblicato il
martedì, 3 aprile 2018
Argomento
Retina