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Nanoparticelle in oro (Au-NPs) nell’inibizione della neoangiogenesi retinica

le nanoparticelle in oro (Au-NPs) hanno, certamente, delle buone potenzialità, in virtù della loro bassa citotossicità, della capacità di sopportare modificazioni di superficie indotte da molecole contenenti tioli, di immobilizzare un ampio range di biomolecole (aminoacidi, enzimi, DNA) e per l’alto coefficiente di estinzione ottico.

Introduzione
Le nanoparticelle sono, per definizione, delle particelle tridimensionali delle dimensioni dei nanometri (0-100 nm). Nel campo dell’Oftalmologia, l’interesse nei loro confronti riguarda la capacità di alcune di esse di inibire fenomeni di neoangiogenesi retinica, nonché il loro possibile utilizzo come nuovi sistemi di rilascio di farmaci (drug delivery systems, DDS) in grado di attraversare la cornea, la congiuntiva e la barriera emato-retinica (blood retinal barrier, BRB) [1].
L’attenzione è rivolta, in particolare, verso le retinopatie, in quanto è difficile per dei farmaci specifici raggiungere la retina nelle giuste concentrazioni a causa della limitata permeabilità legata proprio alla BRB. Essa infatti è una vera e propria barriera selettiva tra i sistemi nervoso e circolatorio, costituita da uno strato più interno dato fondamentalmente dalle cellule endoteliali retiniche e da uno più esterno rappresentato dalle cellule dell’epitelio pigmentato (retinal pigment epithelium, RPE) unite tra loro da giunzioni strette (tight junctions).

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Pubblicato il
mercoledì, 17 dicembre 2014
Argomento
Retina