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Biocompatibilità, asfericità e microincisione

Le nuove sfide nello sviluppo delle IOL

L’estrazione della cataratta non è considerata attualmente solo una procedura terapeutica, ma anche una procedura chirurgica refrattiva. Infatti, se da un lato l’accuratezza dei risultati visivi e refrattivi sta migliorando sempre più grazie ai perfezionamenti della tecnica chirurgica, dall’altro l’utilizzo di lenti intraoculari (IOL) premium, un calcolo preoperatorio sempre più preciso e una riduzione dell’ampiezza dell’incisione hanno permesso di migliorare la qualità visiva del paziente pseudofachico, di minimizzare l’astigmatismo indotto (SIA), di limitare e ricondurre le aberrazioni ad un controllo più consapevole.

Caratteristiche delle IOL Le IOL differiscono per diverse proprietà fra cui:
• indice di refrazione
• contenuto di acqua
• caratteristiche di superficie
• forma
• dimensioni
• materiale
• design del bordo ottico.
Inoltre, le IOL presentano sempre più caratteristiche di biocompatibilità, che permettono una buona integrazione nel sacco, e un’ottima bioadesività per favorire il contatto con la capsula posteriore, riducendo così l’incidenza di opacizzazione capsulare posteriore (OCP) (1). Importante è poi la possibilità che le IOL possano essere piegate e inserite all’interno dell’occhio attraverso incisioni sempre più piccole, inferiori a 3 mm, autochiudenti (self-sealing) rispondendo al concetto di minincisione e microincisione.

I vantaggi della tecnica con minincisione Già nel 1991, studi sperimentali condotti da Samuelson dimostrarono che l’ampiezza incisionale esterna inferiore a 2 – 2,5 mm crea un tunnel autochiudente e anastigmogeno; al contrario, incisioni superiori a 3 mm inducono variazioni non trascurabili della curvatura(2). La mini-incisione, quindi, consente di creare minime modificazioni dell’architettura corneale, grazie ad una minima invasività chirurgica, garantendo una maggior sicurezza intra e postoperatoria ed evitando così traumatismo tissutale.
Inoltre, non necessita di punto di sutura e consente di ridurre l’astigmatismo postoperatorio, assicurando una più rapida ed ottimale riabilitazione visiva.
In uno studio presentato all’ASCRS del 2005, abbiamo valutato come un’incisione di 2 mm sia associata ad un numero di aberrazioni totali significativamente inferiore rispetto a quella di 2,75 mm (Fig. 1)(3). Fig. 1

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Pubblicato il
giovedì, 9 aprile 2015
Argomento
Area Chirurgica